Colazione da Me: i Maritozzi con la panna

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di Cristiana De Paola- Beuf à la mode

 

Cosa si mangia a colazione a Roma? I maritozzi con la panna!

Pare vero! Sono ben pochi quelli che possono concedersi questo lusso mattutino: saranno i soliti problemi di linea, sarà che al bar ci si va sempre meno e solo per un caffè ma il maritozzo, qui a Roma, è diventato una rarità. Che poi, a dirla tutta, ho scoperto un mondo attorno al maritozzo perché quello che siamo abituati a vedere (ormai sempre meno) ben farcito di panna in realtà non è l’originale, ma una rivisitazione dell’autentico. E visto che son foodblogger (!) ho dovuto approfondire.

Il vero maritozzo (da “marituccio” o “maritino”) è un lievitato che la tradizione vuole venisse consumato nel periodo di Quaresima. Impasto a base di pasta di pane arricchito con uvetta e scorzetta d’arancia senza uova, burro né latte: prodotti di origine animale che non potevano essere consumati nei giorni di magro.

E perché maritozzo? Pare venissero donati dai futuri mariti alle future consorti il primo venerdì di marzo (sostituito dall’odierno San Valentino), a volte utilizzati come contenitori per un pegno d’amore.

 

Scoperte queste informazioni ho pensato: e ora che cucino?? Una letta all’Ada Boni, una al Talismano, altre in giro per il web e la conclusione è proporre una versione di quelli ritenuti originali ed una versione di quelli che si trovano nei nostri bar.

 

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Maritozzi di quaresima di Ada Boni

 

Mettete in una tazza da caffè e latte 25 g di lievito di birra, sminuzzatelo, scioglietelo con un pochino d’acqua appena tiepida, unite due cucchiaiate di farina, e aggiungendo un altro po’ di acqua fate una pasta morbida che lavorerete soltanto un istante con un cucchiaino, coprirete e porrete in un luogo tiepido. Dopo circa un quarto d’ora questo lievito avrà raddoppiato il suo volume. Mettete allora sulla tavola di cucina cinque cucchiaiate ben colme di farina – fra quella del lievito e questa debbono essere in tutto 200 g – fate la fontana e nel mezzo ponete due cucchiaiate d’olio, il lievito della tazza, un pizzico di sale e una o due cucchiaiate di acqua tiepida, quanta ne occorre per avere una pasta assai leggera. Lavorate energicamente questa pasta sul tavolo, sbattendola con le mani, e quando questa si staccherà facilmente dalle dita e dalla tavola uniteci due cucchiaiate di zucchero. Lavorate ancora un po’ la pasta, rotolatela nella farina, fatene una palla morbida e deponetela in una terrinetta infarinata. Coprire e mettete in un luogo tiepido. Dopo un’ora quando la pasta avrà cominciato a gonfiarsi, rovesciatela sulla tavola infarinata e incorporateci una cucchiaiata di pinoli mondati, tre o quattro cucchiaiate di uvetta sultanina e una cucchiaiata di scorzetta d’arancio candita tagliata a listarelline. Lavorate un pochino con le mani per distribuire questo condimento; poi foggiate con la pasta un grosso cilindro dal quale ritaglierete dei pezzi dalla grandezza e dalla forma di un uovo. Mettete questi pezzi in una teglia leggermente imburrata, a molta distanza uno dall’altro e poi con le dita spianateli in modo da avere dei piccoli panini bassi e oblunghi. Rimettete la teglia al tiepido e lasciate che i maritozzi lievitino ancora per un paio d’ore, fino a quando cioè saranno ben rigonfi. Riscaldate intanto il forno e badate che sia bruciante. Quando i maritozzi saranno lievitati – non ci vorranno meno di due ore – metteteli nel forno ben caldo. I maritozzi debbono cuocere in sei o sette minuti al massimo e riuscire di un colore scuro. Una più lunga permanenza nel forno produrrebbe la crosta togliendo ai maritozzi la loro morbidezza caratteristica. Appena cotti estraeteli dal forno e passate sopra ognuno, servendovi dello speciale pennello, uno sciroppo denso fatto con una cucchiaiata di zucchero e pochissima acqua, rimettendoli un istante nel forno tiepido per fare asciugare lo zucchero. Con questa dose otterrete circa 12 maritozzi.”

 

P.S Ne sono venuti una decina e non ho fatto in tempo a glassarli che erano già finiti!

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Maritozzi di Adriano

 

Per quanto riguarda la versione moderna ho scelto quella di Adriano di Profumo di lievito  a cui ho chiesto il permesso di pubblicare la ricetta. E’ quella che, almeno a parer mio, si avvicina di più a quelli che si trovano nei bar romani.

450 g di farina Manitoba

50 g di farina di riso

200 ml di acqua

90 g di zucchero

1 cucchiaio di miele (possibilmente d’arancio)

1 uovo + 1 tuorlo

8 g di lievito fresco

8 g di sale 1 cucchiaino di malto ( o miele)

60 g di burro

40 g di olio di mais ( o arachide o riso)

zeste di un’arancia grattugiata

albume e sciroppo di zucchero per pennellare.

“Portare l’acqua quasi a bollore con metà scorza d’arancia. L'altra metà farla scaldare nell’olio. Sciogliere il lievito con il cucchiaino di malto (ho usato il miele) nell’acqua tiepida (che bisognerà riportare a 200 ml) in planetaria, aggiungere 200 g di farina e lasciare riposare a temperatura ambiente per circa un’ora. Miscelare la farina restante con quella di riso. Trascorso il tempo aggiungere le farine alternandole allo zucchero con gancio a vel. 1. Aggiungere l’uovo e terminare con le farina rimasta e lo zucchero. Fare andare, poi aggiungere il tuorlo, il cucchiaio di miele e il sale. Aumentare la velocità ad 1,5. Aggiungere il burro morbido in due tempi, unire l’olio a filo, fermandosi ogni tanto per evitare che l’impasto si smolli. Coprire e far lievitare per circa due ore. Riprendere l’impasto, eseguire le pieghe di tipo due, ottenere una pala e coprire. Ho fatto lievitare l’impasto in frigorifero per tutta la notte. Tolto l’impasto dal frigo, porzionare in panetti da 80 g e avvolgere stretto. Dopo 15 minuti rovesciare le sfere, ottenere dei filoncini, coprire con la pellicola e lasciar lievitare per circa 1 ora. Pennellare con albume e infornare a 180 °C per circa 12 minuti. Appena fuori dal forno lucidare con lo sciroppo di zucchero ottenuto portando a bollore 135 g di zucchero in 100 ml di acqua e fatto raffreddare.”

Farcire con panna montata che va spatolata…non messa con la sac a poche che noi romani siam rozzi e i fronzoli non ci piacciono!!

Colazione da Me: i Maritozzi con la panna
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antonella 10/22/2013 20:41

stratosferici!!!!!! complimentisssssimi!!!

Michela 10/22/2013 19:55

Sono fantastiche entrambe le versioni e perfettamente riuscite. Anche io preferisco la versione di Ada Boni, che sarà presto replicata. Grazie!

cristiana 10/22/2013 21:22

Le vecchie signore riscuotono sempre successo! Un bacio cri

Arianna 10/22/2013 19:47

Non dovevo venire qui a quest'ora. Ora non ho più voglia di cenare...non voglio il salato...VOGLIO QUESTI MARITOZZIIIIII!!!!!

cristiana 10/22/2013 21:22

A colazione salato...a cena: dolce!!

Eleonora 10/22/2013 18:21

che siano con la panna o con l'uvetta - che già conoscevo (ma non come dono al futuro sposo) e che anzi ti confesso, mi piacciono di più! - o con le gocce di cioccolato, sicuramente meno tradizionali, ma anche buonissimi, i maritozzi mi fanno impazzire..... devo provare al più presto le tue due versioni, così inizio a fare le prove per il prossimo san valentino! :D

cristiana 10/22/2013 21:22

E cosa ci metti dentro??? Son sicura che con la sfortuna che ho in queste situazioni troverei sicuramente il mio lui strozzato dal dono! Un bacio cri

Eleonora C. 10/22/2013 15:44

confesso che è una delle cose che mi manca di più dell'Italia...
sono sempre stata da colazioni salate, ma questo...ecco...hem... ma non si può entrare nello schermo quando serve?
grazie Cri!

cristiana 10/22/2013 21:21

Ti immagini che confusione??? Pensa: oltre ai tuoi quattro (sono quattro, giusto??) anche tutto il gruppo MTC....meglio prendere un aereo e mangiarsi un maritozzo in tranquillità! Cri